L’ARTE AL TEMPO DEL COVID,CHIACCHIERATA CON L’ARTISTA,LELLO LOPEZ

L’ARTE AL TEMPO DEL COVID, UNA CHIACCHIERATA CON UN ARTISTA, LELLO LOPEZ.

intervista a cura di Fiorella Amorena (mediterraneoservice)

In questo periodo in cui i luoghi fisici della cultura sono stati soggetti a parziali o totali chiusure si è cercato, con risultati altalenanti, di riproporre le attività culturali in maniera virtuale.

È lecito domandarsi se, coloro che nutrono un interesse verso il mondo artistico, abbiano fruito di queste riproposizioni allo stesso modo in cui si rapportavano a questo in precedenza.

Allo stesso tempo un pensiero è rivolto anche a quelli che invece, “creano l’arte”, e il modo in cui stanno avvertendo e vivendo questo periodo.

Occasione vuole che proprio qui a Pozzuoli viva un artista, con cui ho avuto il piacere di scambiare qualche riflessione a tal proposito, Lello Lopez.

Nato a Pozzuoli, classe 1954, diplomatosi alla Accademia di belle arti di Napoli, ha avuto maestri come Armando de Stefano e Gianni Pisani. Incomincia il suo percorso formativo artistico negli anni ’70 e ‘’80.

Ha partecipato a diverse mostre collettive e rassegne internazionali, le sue opere si possono ammirare in ragguardevoli gallerie d’arte e in musei, nonché nelle città campane.

Dal 2015 una sua scultura è permanentemente esposta al Museo del Novecento a Napoli, presso il Castel Sant’Elmo, un’altra opera, che è doveroso citare, è quella visibile a chiunque prenda la metro la linea 1 fermata Piscinola:

 Stop 2005, acrilico su tela, foto digitale

Ha donato il progetto di una sua scultura alla città di Pozzuoli per ricordare un triste incidente avvenuto a Monteforte Irpino nel 2013 che colpì tutta la comunità.

Volendo ripercorrere un po’ il suo tempo, inevitabile è domandargli come ha vissuto gli anni ’80, dove viene fuori il movimento della avanguardia in maniera prepotente e cosa ne pensa dello stesso.

Lopez risponde: “Si vive il proprio tempo e la definizione stessa di avanguardia ne stabilisce la sua storicità rendendola immediatamente compresa. Ci sono state ricerche in anni precedenti a quelli citati, anche a Napoli e penso Desiato, che possono entrare in una definizione di sperimentazione, ma era tutta la società del tempo ad essere ricca di fermenti. La definizione di avanguardia viene dopo averla vissuta. Quando è “in azione” non la si percepisce come tale ma lo diventa, in modo paradossale, quando è stata già assorbita e fa parte della propria consapevolezza perdendo l’aspetto innovativo. Gli anni citati non credo siano stati portatori di cambiamenti epocali, non hanno modificato il linguaggio estetico, ma tutt’al più posto interrogativi all’interno del linguaggio stesso”.

Continuando a parlare di tempo, si arriva ad un suo tempo di “creazione” che non si discosta dalla realtà e dalla sua terra. Ripercorrendo un po’, alcuni momenti dei suoi lavori, ci soffermiamo sul progetto The Factory, proposto nel 2012 nel Project Space della Galleria Alfonso Artiaco. (Una delle gallerie d’arte con cui ha maturato un sodalizio di amicizia e di lavoro). Qui Lopez fa una ricerca sulla sua terra che ha visto mutare nel tempo. Pozzuoli è stata città industriale. Per chi è ragazzo oggi non ha visto questo cambiamento, cosa che per chi ha qualche anno in più lo sa bene. Le fabbriche hanno dato tanto alla ricchezza sociale del territorio e hanno tolto tanto. In quel tempo di mezzo, quella della dismissione Lopez ha cercato, filmato, fotografato quelli che erano stati momenti di vita, tra i macchinari arrugginiti, trovare segni di gesso su lamiere, fogli affissi ai muri, utensili poggiati sulle attrezzature. Ne ha fatto suo un “bene” per trasformarlo e ricordarlo.

 dal progetto “The Factory” 2013, acrilico su cinografia cm 60,5×85

E chiacchierando arriviamo al nostro tempo prima e durante il Covid.

Con i suoi ultimi lavori di ricerca si muove sempre sul mondo reale, non ne può prescindere. Perché “l’arte è, per egli, comunicazione della realtà, e la comunicazione che ne permette la comprensione e può di conseguenza essere oggetto di riflessione.”

Purtroppo per molti non è stato possibile visitare la Galleria Shazar Gallery che nella seconda metà del 2020 aveva messo in calendario “Deposito materiale di senso”. Causa covid, ha tolto un tempo, quello di ammirare la narrazione visiva negli spazi di via P. Scura, curata attraverso una sintesi associativa di sculture, quadri e installazioni. L’ artista ha voluto creare un percorso, perdendosi in un ambiente domestico diretto ad acuire i sensi e i ricordi, esprimendo che “La ricerca parte sempre dalla realtà, un progetto sulla memoria che attraversa suoni, oggetti, forme e colori.” Soprattutto i colori catalizzano e sono dati dalle piante. Infatti i quadri, a vederli di rimando alla memoria danno luogo a quelli che in passato erano i cataloghi di studio per i botanici del ‘700 e ‘800   così come gli Erbari. Sempre evocativa l’installazione con due amplificatori da cui ripete la traccia della “Apologia di Socrate” recitata da suo padre. L’installazione per l’artista “è il test principale, la comunicazione è più efficace e colui che guarda può orientarsi in maniera adeguata servendosi dei più diversi stimoli visivi e analisi interpretative.”

 Installazione 2020, Deposito Materiale di Senso

E dopo questo periodo cosa si prospetta secondo lei?

“C’è stato un tempo e ci sarà un tempo, così come c’ è stato un primo ed un dopo la caduta del muro di Berlino, ci sarà una accelerazione della tecnologia, un interscambio del sapere” ma al contempo “spero e immagino che vi sia sempre una visione più riflessiva dei fenomeni estetici con più contenuti e meno superficialità”. E per ciò che riguarda i suoi prossimi lavori sarà l’inizio di un progetto che chiamerà “catalogo” e parlerà di piante!

Dopo tutto la natura risponde sempre: Presente.

Florinda Amorena

 Io ti proteggerò 2020, terracotta e farfalla cm 10x12x16